Rientro stasera dopo la seconda e ultima giornata di full immersion in azienda da un cliente per il catalogo primavera-estate.

Devo ammettere di essere esausta, ma soddisfatta del lavoro finale. Cooperare con un team di persone con tante idee in testa non è affatto facile ed io sto imparando ad imporre la mia volontà sul MIO set fotografico, quindi sul MIO territorio, ecco chi comanda, finalmente!

ehm, perdonate lo sfogo da megalomane, da una che ha un sito che si chiama LAfotografa.it però cosa pretendete… ;-)

Ora, la parte del “click” è quella a cui tutti pensano quando si parla di un fotografo, uno che si diverte lavorando e scattando nel momento che ritiene appropriato. Se fossi Annie Leibovitz potrei considerare l’immagine poetica di cui sopra vicina al vero, considerando il quantitativo di assistenti, aiutanti e portaborse che devono accompagnarla per creare quei favolosi set quasi cinematografici. Nella realtà di tutti i giorni invece bisogna considerare almeno un paio d’ore prima dell’appuntamento con il cliente per preparare il set, senza contare che nel caso di oggi luci, fondali e “n” elementi propri di uno spazio fotografico devono essere prima smontati dal mio studio, poi caricati in macchina e finalmente scaricati e rimontati nel luogo che il cliente ha ritenuto più opportuno: il suo magazzino. Eh si, perchè 46 cambi d’abito al giorno sono effettivamente impegnativi da traslocare, per cui se Maometto non va alla montagna… la montagna carica l’auto con l’attrezzatura e raggiunge Maometto.

1^lato oscuro del lavoro del fotografo: ore 8 mi ritrovo a citofonare alla segretaria del luogo in questione, unica presenza umana che si aggira per l’azienda. Impietosita (il bello di essere donne e pure nanette) dalla mole di roba che devo portare al piano di sopra iniziamo a fare 15 giri a testa per svuotare la macchina, altro giro altro regalo con l’ascensore che si blocca ogni volta che giunge al piano.

Terminata operazione (che a causa del malefico scatolo dalle porte scrorrevoli bloccate ci ha portato via più di mezz’ora) inizio con il montaggio:

Nel giro di un’ora ho montato il set e misurato luci e bilanciamento del bianco sul mio amico spruzzino dei vetri:

su di lui perchè della modella manco l’ombra.

Sono le 10:30 e la cliente inizia ad innervosirsi non poco per l’assenza del soggetto da fotografare;

2^ lato oscuro del lavoro del fotografo: gestire un cliente ansioso in una grigia mattina di gennaio in cui tu non hai nessun tipo di voglia di andare a lavoro ma ci devi stare e pure col sorriso è frustrante, perchè lui può avere tutti i problemi del momento ma tu non puoi palesare mai uno stato di rabbia e/o preoccupazione.

Prendo quindi tempo facendo un servizio fotografico allo spruzzino e spiegando che è comunque di fondamentale importanza e che posso farlo senza la modella, per cui non stiamo davvero perdendo tempo (certo, perchè effettivamente una modella ha esattamente le stessa fattezze di uno spray per lavare i vetri, per cui non cambia proprio nulla misurare la luce su di lui o su di lei, come no!) Cerco solo di evitare il linciaggio della ragazza una volta che avrà messo piede sul set.

E’ importante in questi casi avere un esposimetro come quello in foto, è davvero utile per misurare la luce incidente, cioè direttamente sul soggetto, ottenendo quindi una misurazione più precisa rispetto a quella dell’esposimetro interno alla macchina. Nel caso dello spruzzino mi ha aiutato davvero a studiare il set prima dell’arrivo della modella per poi attuare solo delle piccole modifiche con lei dopo.

Ore 11, la modella arriva sconvolta da un incidente scampato per miracolo in tangenziale, finalmente si inizia a lavorare.

In entrambe le giornate il ritmo è stato serrato, c’erano 46 cambi d’abito da fare per collezione, le modelle sono state davvero brave in entrambe le situazioni, è importante creare una buona connessione con loro, per potersi inventare ogni volta una posa diversa e per poter trasmettere positività dagli scatti, quando non c’è energia si vede anche nella foto, soprattutto se è costruita.

Ieri la modella conformata era un vulcano, forse un pò per reazione al mega ritardo e all’adrenalina dell’incidente, è stato divertente lavorare con lei, nonostante la stanchezza e la poca voglia di creare che ti assale a fine giornata.

Oggi invece le ragazze sono state puntualissime e siamo riusciti a finire il tutto un pò prima, in un ambiente piuttosto rilassato e piacevole.

Allego due risultati che non verranno utilizzati nel catalogo:

Nel primo caso la foto è stata scattata sul set,a 200ISO, 1/125 con f/18, la modella è Sabrina Siciliano, la foto non va bene perché il capo non si vede abbastanza, il soggetto è sempre e comunque lui nei cataloghi e ogni tanto ci si fa prendere la mano e si dimentica questo principio base.

Nel secondo la foto selezionata sarà quella realizzata sul set ma la luce naturale in quel momento era molto bella e abbiamo fatto due scatti utilizzandola, iso un pelo più alti, a 400, con 1/160 af/5.0, la modella è Amanda De Mar.

I due file non sono postprodotti, devo attendere che il cliente selezioni i prescelti per poi lanciarmi nel magico mondo di fotociosp, ma non ho alcuna fretta… ;-)

3^ lato oscuro del lavoro del fotografo: è fine giornata, sono tutti distrutti e tu devi ancora smontare il set, caricarlo in macchina e portarlo a casa…il tutto litigando mezz’ora con l’ascensore.